Palazzo Barberini arricchisce la sua collezione con due nuove meravigliose opere

La morte di Cleopatra di Giovanni Lanfranco e il Ritratto del Cardinale Antonio Barberini di Simone Cantarini. 

La morte di Cleopatra

Venne commissionata a Giovanni Lanfranco da Marco Mazzoli, musicista e compositore al servizio del Cardinale Antonio Barberini.

Mazzoli, mentre lavorava per i Barberini, diventò l’insegnante di musica della figlia di Lanfranco, pittore di origine parmense. 

In cambio delle sue lezioni, commissionò all’artista ben tre opere: Venere che suona l’arpa – appartenuta alla stessa famiglia Barberini, Arrivo di Erminia tra i pastori – oggi alla Galleria Capitolina di Roma – e la Morte di Cleopatra

Quest’ultima, opera dalla storia abbastanza travagliata, è stata realizzata presumibilmente nel 1630 e oggi torna a Palazzo Barberini ricongiungendosi anche con la Venere, già esposta nelle sale del museo.

Mazzoli, come ci giunge notizia dal suo testamento datato 7 Gennaio 1662, lascio l’opera in eredità alla famiglia Barberini in segno di riconoscenza per la benevolenza e l’ospitalità che gli dimostrarono in vita. 

In seguito, questa entrò prima in possesso della famiglia Colonna Sciarra, spostandosi nel loro palazzo, per poi passare in varie collezioni private. 

Oggi, con l’acquisto da parte dello Stato alla Brun Fine Art di Milano, torna finalmente a casa. 

La morte di Cleopatra, Lanfranco, 1630

L’opera

Qui Lanfranco gioca soprattutto sull’ambiguità della figura di Cleopatra, caratteristica molto frequente anche in altri ritratti della regina d’Egitto dipinti durante il Seicento.

Nel quadro, Cleopatra è sofferente ma mantiene al tempo stesso una figura sensuale, a ricalcare anche lo stereotipo di bellezza leggendaria per cui il suo personaggio era famoso già all’epoca ed è poi passato alla storia.

Al centro dell’opera c’è solo lei, rappresentata da Lanfranco con un corpo scultoreo quasi come fosse un busto, posta su uno sfondo pressoché assente se non riconoscibile per qualche elemento accennato e per il contrasto con il drappo rosso in cui è avvolta, preannuncio della morte imminente: la scena rappresenta infatti il momento culminante della tragedia, quello del suicidio di Cleopatra.

Il ritratto del Cardinale Antonio Barberini

La seconda opera ad arricchire le sale di Palazzo Barberini, è il ritratto del Cardinale Antonio Barberini, realizzato nel 1631 da Simone Cantarini, pittore pesarese appartenente alla scuola bolognese.

Il quadro è esposto nella sala della Divina Sapienza accanto ai ritratti, ad opera di Gian Lorenzo Bernini, di Urbano VIII e dei nipoti Giuliano Finelli, Carlo Maratti, Lorenzo Ottoni. 

Antonio Barberini (1607-1671), esponente dell’omonima famiglia, era il figlio di Carlo Barberini e di Costanza Magalotti, nonché nipote, da parte di padre, di Papa Urbano VIII.

In vita, il  Cardinale Barberini fu un personaggio storico rilevante, esponente appunto di una delle famiglie più potenti e influenti sia a Roma che tra le mura del Vaticano e animato da una personalità forte e risoluta. 

Ritratto del Cardinale Antonio Barberini, Simone Cantarini, 1631

L’opera

Il ritratto,  studio preparatorio su carta da cui poi furono realizzate le due versioni in tela – di cui una conservata alla Galleria Corsini – lo vede in giovane età mentre svolgeva la funzione di delegato papale a Pesaro in occasione del passaggio del Ducato di Urbino alla Chiesa. 

L’opera trasmette esattamente l’animo dell’uomo con il volto calmo e consapevole del suo ruolo e della sua influenza.

Cantarini, in questo che è considerato uno dei suoi lavori più emblematici, ritrae il viso del Cardinale quasi in maniera impressionistica, ottenendo un risultato per così dire “vivo” , come rivela anche l’attenzione ai dettagli più piccoli, su tutti l’accenno al leggero strabismo.

Un’operazione culturale di fondamentale rilevanza

Le due opere, riacquisite dallo Stato Italiano, sono state riconsegnate al museo secondo quella che è stata definita un’operazione culturale di fondamentale rilevanza.

Un’evento simile è la prova di come il sostegno alle istituzioni culturali sia in generale fondamentale per far sì che capolavori simili possano tornare a essere goduti dal pubblico.

Spesso è proprio il pubblico a poter fare la differenza, partecipando concretamente alle campagne di Fundraising promosse dai musei italiani.

Come insegna la storia di Antonio e Cleopatra, l’obiettivo è quello di offrire un’offerta culturale sempre più condivisa e ricca.

Vuoi sostenere le istituzioni culturali?