Due piani con ambienti restaurati in uno tra i palazzi più belli di Bassano del Grappa, sette stanze espositive, cinquantasei teche e la quasi totalità delle opere incise da Piranesi. Questa è Giambattista Piranesi. Architetto senza tempo, la mostra a cura di Chiara Casarin e Pierluigi Panza aperta al pubblico dal 21 giugno 2020, allestita nella splendida cornice di Palazzo Sturm, tra le sedi dei Musei Civici di Bassano del Grappa. Una mostra che omaggia il genio di Piranesi a trecento anni dalla sua nascita (4 ottobre 1720). 

Il contemporaneo in mostra

Ad aprire la mostra e ad accogliere i visitatori nella prima sala del percorso espositivo è Icons Unplugged. Veduta del Castello dell’Acqua Felice, l’opera dell’artista contemporaneo Luca Pignatelli che i curatori hanno voluto a testimoniare quanto l’insegnamento degli antichi sia vivo e presente nelle ricerche artistiche contemporanee. Così come il mastodontico King Kong Rhino in acciaio inox di Li-Jen Shih – collocato sul Belvedere esterno – dialogava fino allo scorso gennaio con il celeberrimo Rinoceronte e l’opera grafica di Albrecht Dürer (protagonista della precedente mostra), così l’opera di Luca Pignatelli ora si confronta con la rappresentazione del tempo di Piranesi, calandola nel pensiero attuale e arricchendola di nuovi messaggi.

Luca Pignatelli, “Icons Unplugged. Vista del Castello dell’Acqua Felice”, 2020

Giambattista Piranesi, architetto senza tempo

Disegnatore, incisore, architetto e antiquario, Giambattista Piranesi è oggi considerato il più grande esponente dell’incisione veneta del XVIII secolo. Visionarie, oniriche ma allo stesso tempo concrete, le sue opere hanno influenzato l’immaginario e le fantasie di molti dopo di lui. Le sue Vedute di Roma e i quattro tomi delle Antichità Romane – tra le sue più celebri raccolte, esposte nelle teche del quarto piano del Palazzo – sono ancora attuali nel descrivere con minuziosa e archeologica precisione la città di Roma attraverso i suoi monumenti, le sue zone e i suoi spazi così come apparivano a metà Settecento. Le tavole delle incisioni sciolte e quelle racchiuse nei volumi esposti testimoniano l’incredibile tecnica incisoria dell’artista di origini venete, caratterizzandosi sia per qualità pittorica che per precisione architettonica alle quali si aggiunge il fascino preromantico per la rovina.

A rendere ancora più straordinario questo patrimonio è la provenienza illustre dello stesso: i volumi esposti a Palazzo Sturm erano infatti parte della ricchissima biblioteca personale di Antonio Canova, donati alla municipalità di Bassano del Grappa dal fratello acquisito dello scultore: Giambattista Sartori Canova. Questi erano a loro volta compresi tra i libri di Belle Arti del principe Abbondio Rezzonico, nipote di papa Clemente XIII, che alla sua morte destinò per testamento all’amico Canova.

Il percorso espositivo che guida il visitatore tra le teche del quarto piano è in realtà un viaggio alla scoperta dei più bei monumenti della Roma antica e moderna: dalla veduta del Ponte e Castel Sant’Angelo al porto di Ripa Grande, dalla Piramide di Caio Cestio al Sepolcro di Santa Costanza, Piranesi restituisce fedelmente e con sapienza ogni singolo particolare di quelle antichità studiate nel dettaglio, quasi invitandoci a prendere parte a quei gruppi di minuscole figure che si affaccendano indaffarate ai loro piedi.

Le Carceri dalla Fondazione Cini

Ma percorse le due rampe di scale che conducono al quinto piano di Palazzo Sturm l’atmosfera e lo scenario cambiano radicalmente. Le vedute esterne con i loro spazi ampi e il segno grafico preciso e definito lasciano spazio a degli ambienti chiusi e cupi resi con un tratto nervoso e marcato. Si tratta delle 16 tavole delle Carceri d’Invenzione, l’opera più nota di Piranesi pubblicata nella sua edizione definitiva nel 1761, incisioni, quelle esposte, provenienti dalla collezione della Fondazione Giorgio Cini di Venezia.

A rendere più ‘immersiva’ la visita alla scoperta degli antri bui, dei cunicoli, dei ponti e degli strumenti di tortura presenti nelle tavole è il video d’animazione realizzato da Grégoire Dupond per Factum Arte proiettato nella sala accanto, che ne ricostruisce tridimensionalmente ogni ambiente. La mostra si completa con altro materiale piranesiano parte delle collezioni bassanesi: alcune incisioni remondiniane tratte da disegni di Piranesi, 48 incisioni di Francesco, il figlio di Giambattista, e la corrispondenza tra quest’ultimo e il Conte Antonio Remondini di Bassano del Grappa.

Tutte le opere esposte a Palazzo Sturm sono pubblicate nel catalogo scientifico della mostra, edito da Silvana Editoriale, con i testi di Chiara Casarin, Pierluigi Panza, Luca Massimo Barbero, Enzo Di Martino, Manlio Brusatin e Stefano Pagliantini.

 

Giambattista Piranesi. Architetto senza tempo si presenta dunque come un’esposizione chiara e completa di un corpus di opere straordinarie per la prima volta riuniti ed esposti integralmente; un viaggio alla scoperta del genio artistico di Piranesi, delle sue origini, della sua famiglia e delle sue opere. Un itinerario che dalla Roma monumentale guida fino all’interno della “mente nera” e visionaria di uno degli artisti più all’avanguardia del suo tempo.

 

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