La vanità della vita umana è un’opera del pittore fiammingo Jan Brueghel II, nipote del celebre Pieter Bruegel il Vecchio, rappresenta la classica composizione allegorica tesa a rimarcare brevità e la transitorietà della vita umana.

L’opera è caratterizzata da una grandissima ricchezza iconografica. La scena principale si svolge all’interno di un palazzo che affaccia su una piazza gremita di gente. Sullo sfondo, a destra, tre uomini banchettano allegramente.

Il concetto di Vanitas nella pittura fiamminga

Nella stanza si assommano vari elementi che richiamano il concetto di vanitas. La Vanitas è un antico concetto che risale al IV o al III secolo a.C.. Si tratta del sentimento di impotenza di fronte allo scorrere del tempo e al destino che tutti, chi prima chi dopo, dovremo affrontare. Il nome deriva dalla frase biblica vanitas vanitatum et omnia vanitas (vanità delle vanità, tutto è vanità) e, come il memento mori, è un monito all’effimera condizione dell’esistenza.

 
 
Philippe de Champaigne, Natura morta con teschio, 1671
 

Questo concetto, particolarmente in voga nella pittura fiamminga, viene solitamente espresso in composizioni come nature morte accompagnate da elementi allusivi al tema della caducità della vita.

Ad esempio nell’opera di Philippe de Champaigne, Natura morta con teschio (1671), la vanitas prende forma tramite tre figure chiave: il tulipano, simbolo della vita che prima o poi appassirà, il teschio, simbolo di morte per eccellenza, e la clessidra, testimonianza dello scorrere del tempo.

L’opera di Brueghel: La vanità della vita umana

Anche nell’opera di Brueghel II ritroviamo tutti gli elementi caratteristici di questo genere di composizione: i gioielli, beni terreni del tutto transitori; il silenzio degli strumenti musicali, simbolo di morte; e ovviamente il carnevale, festa per eccellenza dedicata ai piaceri terreni e della goliardia.

 
 
 

Se ci soffermiamo ancora sul dipinto, possiamo notare in primo piano un amorino che sorregge un’immagine di Cristo, quasi a monito rispetto alla futilità delle cose terrene.

Appena dietro, una figura femminile innalza una torcia accesa mentre un altro putto gioca con le bolle di sapone, simbolo per eccellenza della fragilità e della caducità delle ambizioni umane, innalza una torcia accesa. 
L’orologio intanto, segna inesorabilmente il tempo che passa.

L’opera di Brueghel II è conservata nella Galleria Sabauda dei Musei Reali di Torino. Potete ammirarla anche su Artsupp nella sezione dedicata alla collezione permanente dei Musei Reali…cosa state aspettando? Come ci ha insegnato Brueghel, il tempo è prezioso!

 
 

Sono molti gli artisti contemporanei che si sono interrogati sul concetto di nascita e rinascita, tra cui Niki de Saint Phalle,  donna colta e anticonformista, esponente del Nouveau Réalisme.
Vanitas è proprio il titolo dell’opera di Niki de Saint Phalle esposta fino a gennaio al MAR di Ravenna. Con Tête de Mort I, Niki de Saint Phalle, svilisce la drammaticità della morte attraverso le grandi dimensioni della scultura e, ironicamente, afferma il superamento della fine con la continuità della vita.