I musei della città di Pesaro con collezioni storiche del territorio e non solo

La storia del Musei Civici è legata a quella di una delle più importanti famiglie della nobiltà di Pesaro: I Mosca, ricchissimi mercanti bergamaschi, giungono in città verso la metà del Cinquecento entrando ben presto a far parte della nobiltà cittadina. La loro rapida ascesa economica e sociale gli consente di costruire nel Seicento la suburbana Villa Caprile e il Palazzo in pieno centro che ancor oggi porta il loro nome: Palazzo Mosca. I Musei Civici sono ospitati qui dal 1936!

Palazzo Mosca, Musei Civici di Pesaro

Il percorso espositivo dei Musei è stato completamente rinnovato nel 2013; visitarli significa scoprire tesori sala dopo sala, lasciandosi emozionare dalle opere ordinate cronologicamente e tematicamente.

Entrando nella sala principale si incontra subito un grande capolavoro del Rinascimento: la Pala dell’Incoronazione della Vergine di Giovanni Bellini. Eseguita dal pittore veneto intorno al 1475, era originariamente collocata nella chiesa pesarese di San Francesco e divenne da subito oggetto di devozione da parte dei fedeli. Alla solennità dell’evento mistico raffigurato nella tavola centrale, si contrappongono i vivaci episodi della vita dei santi nella predella, ma accanto al significato teologico, un’altra ipotesi lega la pala alla celebrazione delle nozze tra il signore di Pesaro Costanzo I Sforza e Camilla d’Aragona, proprio nel 1475.

Giovanni Bellini, l’Incoronazione della Vergine, olio su tavola, 1475

Accanto, altri dipinti che provengono da chiese e conventi della città e che rappresentano momenti significativi della cultura figurativa locale tra Tre e Quattrocento.

Si prosegue visitando una sala molto preziosa, la “Wunderkammer” dei Musei: ceramiche, arti decorative, arredi e sculture. Imperdibile la pregiata selezione delle più rappresentative opere istoriate de Ducato di Urbino – Urbino, Casteldurante (oggi Urbania), Pesaro, Gubbio – e lustri cinquecenteschi di Deruta, che fanno parte della collezione Mazza, così come i capolavori di epoche diverse, provenienti dal lascito della marchesa Vittoria Toschi Mosca.

Nel percorso museale si incontrano poi le opere del pittore pesarese Simone Cantarini, in particolare la Maddalena e il San Giuseppe penitenti, e la maestosa Caduta dei Giganti di Guido Reni, concepita probabilmente per la decorazione del soffitto di una residenza privata. Quest’ultima fa parte della pregiata collezione Hercolani Rossini, acquisita nel 1883 dal Comune, destinatario ultimo dell’eredità di Gioachino Rossini ovvero un significativo gruppo di opere pervenute al compositore in punto di morte (1868) in seguito ad un prestito in denaro a favore della nobile famiglia bolognese Hercolani.

Si tratta di una parte della quadreria del principe Marcantonio Hercolani, che raccoglieva quadri provenienti dalle chiese di Bologna e della Romagna e dal mercato antiquariale: artisti emiliani del Tre e Quattrocento, di scuola veneta rinascimentale e di maniera senese. Ci sono il prezioso Sant’Ambrogio su tavola di Vitale da Bologna, una rara tela con l’Incoronazione della Vergine di Simone dei Crocifissi e altre tavolette di Michele di Matteo e del quattrocentesco Giovanni Francesco da Rimini. Tra i ritratti ufficiali anche quello dell’imponente procuratore veneziano Michele Priuli, del Tintoretto. Ampiamente documentata poi la produzione bolognese del Seicento: il capolavoro di Guido Reni ma anche opere di Francesco Albani, Vincenzo Spisanelli, Giovan Francesco Gessi, Elisabetta Sirani e Carlo Cignani; e si arriva fino al Settecento con dipinti di Giuseppe Maria Crespi e una bellissima scena di Mercato di Aureliano Milani.

Altro nucleo di gran pregio è quello costituito dalle nature morte di fine Seicento legate al tema della caducità della bellezza e della fragilità dell’esistenza umana. Si va dall’esuberanza decorativa e cromatica di Christian Berentz e Franz Werner Von Tamm all’illusionismo prospettico di Antonio Gianlisi Junior. Si aggiungono le ceramiche del Settecento con tipico decoro “alla rosa di Pesaro” e completano il percorso gli importanti dipinti neoclassici di Giannandrea Lazzarini, pittore, architetto, trattatista e ceramologo, figura di primo piano della cultura pesarese del tempo.

Ceramiche alla Rosa
Giannandrea Lazzarini

Come sono nati i Musei Civici?

L’originario impianto di Palazzo Mosca, dimora di famiglia edificata nel Seicento, viene rimodernato nel Settecento dal marchese Francesco che si affida all’architetto Luigi Baldelli, probabile allievo del Lazzarini. Proprio in questo periodo l’abitazione dei Mosca gode di particolare splendore; in virtù dei loro legami politici e culturali, il palazzo diviene un vivace cenacolo di intellettuali ed aristocratici. Oltre a Vincenzo Monti, anche Napoleone Bonaparte è ospitato a Palazzo da Francesco Mosca, allora esponente del governo della Repubblica Cisalpina di Milano.

A lasciare un segno indelebile nella vita culturale della sua città, nell’Ottocento, è la marchesa Vittoria Mosca, donna di notevole intelligenza e sensibilità. Andata in sposa all’età di quarantadue anni a Vincenzo Maria Toschi, allora ventinovenne, la marchesa coltiva insieme al marito uno spiccato interesse per le arti. Raffinata collezionista, accumula un ingente patrimonio composto non solo da dipinti, tra cui le amate nature morte, ma anche da oggetti di artigianato di alto livello quali arredi, avori, vetri, ceramiche, tessuti.

Wunderkammer

Questa vasta e variegata collezione non era destinata solo al privato godimento della famiglia, ma doveva costituire, il nucleo principale di un museo di arti industriali che servisse all’educazione di quei giovani che, pur dotati di vocazione artistica, avevano scarse possibilità di visitare i più significativi musei europei, come era invece d’uso nelle classi sociali più elevate.

A tal scopo Vittoria lascia, nel 1885 al Comune di PesaroPalazzo Mazzolari da lei acquistato e restaurato e la sua collezione di famiglia. Nel 1888 inaugura il Museo Mosca, che ha però vita breve.

Il lascito della Marchesa, tuttavia, andrà a costituire una parte cospicua della raccolta dei Musei Civici a Palazzo Mosca. Residenza della marchesa Vittoria fino al 1844, l’edificio rimane dimora della sorella Bianca e del marito Tommaso Chiaramonti. Divenuto di proprietà comunale dopo vari passaggi, viene scelto come sede dei Musei Civici nel 1936, fino ad allora ospitati a Palazzo Ducale.

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