Non vi annoieremo con la storia dei musei di ieri partendo dalle loro origini fino come li conosciamo oggi. Vogliamo piuttosto fare con voi una riflessione sui musei di domani, i musei post COVID-19.

Abbiamo deciso di farlo in questi giorni strani, in cui il passato è meno interessante delle incertezze che ci riserva il futuro. Lo facciamo in questi giorni segnati da qualcosa che le giovani generazioni come la nostra non avevano mai vissuto. Che ci costringe in casa, non ci permette di incontrarci, salutarci, che ci tiene lontani.

 

Musei e COVID-19

Misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica COVID-19 nelle cosiddette zone rosse e sull’intero territorio nazionale

E’ così importante andare al museo?

Musei senza visitatori, sale vuote popolate da opere mute. Ci fanno riflettere sul ruolo che il museo svolge per la collettività.

Non riusciamo a toglierci dalla mente l’immagine dei musei deserti (e non nascondiamo che ci piacerebbe approfittarne per un giro in totale solitudine), allo stesso tempo continuiamo a chiederci: E’ così importante andare al museo?

La fantasia corre fino a rivivere le suggestioni create dalle antiche invettive futuriste, dei tempi in cui l’arte stessa ripudiava il passato e la sua mostra. Il Passato colpevole di ostacolare un Progresso che guardava solo esclusivamente al Futuro.

Tommaso Marinetti così scriveva nel Manifesto:

Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie…
Musei: cimiteri!… Identici, veramente, per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono.
…Che ci si vada in pellegrinaggio, una volta all’anno, come si va al Camposanto nel giorno dei morti…. velo concedo. Che una volta all’anno sia deposto un omaggio di fiori davanti alla Gioconda, ve lo concedo…. Ma non ammetto che si conducano quotidianamente a passeggio per i musei le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra morbosa inquietudine. Perchè volersi avvelenare? Perchè volere imputridire?…
Volete dunque sprecare tutte le vostre forze migliori, in questa eterna ed inutile ammirazione del passato, da cui uscite fatalmente esausti, diminuiti e calpesti?

Da lì a qualche anno, la Grande Guerra.

Un’occasione da non perdere

Durante questo lockdown globale le persone più inclini alla riflessione, scienziati, filosofi, studiosi, per primi hanno diffuso un pensiero oggi condiviso da molti. Questo violento rallentamento può rappresentare un’occasione per ripensare noi stessi e il mondo che abitiamo, i meccanismi dell’economia e la fragilità del sistema che abbiamo creato, il rapporto con l’ambiente, i rapporti sociali tra le persone, il lavoro che svolgiamo.

Non lasciamoci sfuggire l’occasione di imparare, anche da una tragedia come questa. Non rassegniamoci al peggiore augurio che possiamo farci per il prossimo futuro: che quando tutto questo finirà, il virus scomparirà, tornerà tutto come prima.

Vogliamo veramente che tutto torni come prima?

La distanza ci ha costretto a comunicare diversamente, ad essere più consapevoli dei mezzi di comunicazione a nostra disposizione. E’ in atto un fenomeno di digitalizzazione che nel “breve” periodo della pandemia ha coperto le distanze di anni di lavoro, recuperando il tempo perduto in passato. #laculturanonsiferma! (insieme al COVID-19) È partita la rivoluzione digitale.

Ma il futuro dei musei post COVID-19 è solamente più digitale?

Una nuova forma di bellezza

Forse i musei di domani saranno diversi, non solo online.

Dopotutto anche le devastazioni belliche del secondo dopoguerra lasciarono una “tabula rasa” che permise di pensare il “nuovo” con un vigore rivoluzionario.

Si ricostruirono il Museo di Brera e i Musei Civici di Genova, Carlo Scarpa riallestì le Gallerie dell’Accademia di Venezia con criteri innovativi. Si dedicarono a quel compito soprintendenti coraggiosi e mecenati avveduti, coinvolgendo i maggiori architetti, da Franco Albini a Ignazio Gardella, allo stesso Scarpa.

Franco Albini, Gallerie comunali di Palazzo Bianco Genova, 1949-1951 ©Fondazione Franco Albini

Allestimento di Carlo Scarpa delle Gallerie dell’Accademia sotto la direzione di Vittorio Moschini, 1943-1963

 

Grazie all’impegno di tanti, nacque una nuova forma di bellezza: le opere d’arte si trasformarono in soggetti vivi non più neutri oggetti dell’azione degli uomini del passato.

In poco più di un decennio, presero vita modelli di museo e allestimenti di mostre celebrati nel mondo, come la mostra “Antonello da Messina e la pittura del‘400 in Sicilia” (1953) alla Galleria Regionale della Sicilia a Palermo.

 

“Antonello da Messina e la pittura del‘400 in Sicilia” Carlo Scarpa e Roberto Calandra, 1953

E ancora: il riallestimento delle prime sale degli Uffizi (ancora visibile); la Gypsotheca di Possagno e il Museo di Castelvecchio a Verona; Capodimonte (ora profondamente modificato); il Museo del Castello Sforzesco a Milano, senza tralasciare la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia e Roma, nel suo duplice volto di sede delle raccolte antiche e di nuovo centro per l’arte contemporanea (Galleria Nazionale d’Arte Moderna). Ai musei d’Arte Moderna, a Milano, Torino, Roma, si affidò il compito di formare il gusto moderno e di rinverdire la conoscenza dell’arte straniera.

 

A sinistra: Carlo Scarpa, ampliamento della Gipsoteca canoviana 1955 -1957; A destra: Ignazio Gardella, Giovanni Michelucci, Carlo Scarpa – Sale dei Primitivi, Uffizi 1953 – 1957

 

Museo di Castelvecchio, Carlo Scarpa 1957-1975

I musei post COVID-19

Anche domani nascerà una nuova forma di bellezza. Forse i musei, per costruirla ripartiranno proprio da quello di cui sono stati privati, dal valore insostituibile dello stare insieme, del condividere con il pubblico la bellezza di cui sono custodi. Sarà la creatività a riunirci tutti nelle loro sale oggi vuote, farci conoscere e rincontrare.

Per quanto ci riguarda, anche noi stiamo lavorando con spirito nuovo, affinchè Artsupp non sia più come prima. Speriamo solo che la strada che si prospetta davanti a noi, ci cambi in meglio.
Festina lente!