Perchè il nudo nell’arte è ancora oggi oggetto della censura dei social network…

In seguito alla provocatoria campagna “Classic nudes” lanciata da Pornhub, la più grande piattaforma di video e materiale pornografico, lanciamo un’iniziativa tutta nostra che risale a due anni fa, pubblicando questo articolo scritto in data 11/09/2019.

Fake news, omofobia, violenza verbale, razzismo, minacce; sono questi i contenuti a cui siamo sottoposti quotidianamente sui social network . Per non parlare delle immagini più o meno esplicite e di facile acceso promosse dal* influencer di turno.

Eppure, nel 2019, l’arte continua ad essere censurata.

Siamo nel 2015, solo quattro anni fa, che nell’era della cultura digitale equivalgono a un secolo, e Facebook blocca il profilo del critico Vittorio Sgarbi ripreso di fronte all’opera di Courbet L’origine del mondo giudicata come “pornografica”; Nel 2016 Instagram oscura l’account dello street artist australiano Lushsux  a causa del murale dedicato ad Hillary Clinton realizzato in piena campagna elettorale e considerato troppo osé. Lo stesso anno Facebook censura il disegno della mano di Erasmo di Hans Holbein il Giovane. La motivazione? Perché “nuda”. Nel 2018 tocca a Rubens le cui opere postate sulla pagina dell’Ente del Turismo delle Fiandre vengono censurate perché anche queste ritenute pornografiche.

Quelli citati sono solo alcuni dei numerosi casi in cui opere d’arte sono incappate nel mirino della censura di Instagram e Facebook. Un elenco lunghissimo, che si aggiorna di giorno in giorno e che dimostra la limitatezza di un algoritmo che non è in grado di distinguere un’opera d’arte da un’immagine di contenuto erotico se non pornografica.

Malinteso da imputare a un semplice errore di calcolo o a un eccesso di perbenismo? Anche gli scatti provocanti di modelle e sedicenti fashion guru subiscono lo stesso trattamento di Rubens, Caravaggio e Courbet?

In seguito alla campagna di protesta portata avanti dall’Ente del Turismo delle Fiandre VISITFLANDRES, Facebook dichiarò che avrebbe rielaborato il suo algoritmo per evitare la censura di opere d’arte che contengono nudi artistici.

In entrambi i casi le immagini sono state definite “sessualmente provocative, eccessivamente allusive” o etichettate come “contenuti per adulti”, pertanto non ci è stato possibile promuoverle come contenuti sponsorizzati su Instagram. (luglio 2021)

Cos’è cambiato

Un anno dopo, le opere d’arte continuano a essere censurate. L’ultimo caso vede protagonista il Museo Canova di Possagno al quale sono state censurate molte delle opere che conserva.

Queste misure non solo risultano oltremodo anacronistiche – davvero nel 2019 un seno in bella vista, per di più dipinto o scolpito, desta ancora scalpore? – ma penalizzano chi con le opere ci lavora. Ovvero i musei, e non solo.

Noi stessi siamo stati più volte vittime di censura da parte dell’azienda in mano a Zuckenberg. Artsupp è una piattaforma che offre a più di 300 musei partner un servizio di promozione e comunicazione. Tale servizio avviene soprattutto tramite la pubblicazione sui nostri canali Facebook, Instragram e Twitter delle attività e delle opere delle istituzioni con le quali collaboriamo.

Essere continuamente oggetto di censura comporta enormi disagi a musei e operatori del settore, ma anche ai comuni appassionati d’arte. Gli account vengono penalizzati e ciò significa che le foto pubblicate non solo non vengono viste ma che i contenuti non sono condivisibili per i follower.  Tutto questo rende difficoltosa se non impossibile una giusta attività di promozione e comunicazioni delle Istituzioni artistiche. 

Ma qual è la soluzione? Nessuno lo sa. C’è chi come Vittorio Sgarbi, presidente della Fondazione Antonio Canova, ha proposto l’assunzione di storici dell’arte e di personale competente a sostituzione del suggestionabile algoritmo. C’è anche chi, come l’ente del Turismo delle Fiandre, è riuscito a smuovere il Colosso di Cupertino tramite petizioni e campagne virali (qui il video virale).

Dal canto nostro, abbiamo deciso di intraprendere un’azione radicale. L’arte viene associata al porno? E così sia.
Artsupp, la più grande piattaforma italiana dedicata all’arte, ha deciso di indossare le vesti del più grande portale dedicato al porno. Per un’intera settimana metteremo in evidenza tutte le opere d’arte dei musei italiani che hanno subìto o che avrebbero subìto la ghigliottina della censura. Contenuti di cui non avreste potuto godere e che invece trovate sul nostro sito in alta definizione, nudi e crudi come avrebbero desiderato gli artisti che li hanno creati.

Perché se è vero che il porno può essere una forma d’arte, l’Arte sicuramente non è porno.

Goditi i nudi più hot della storia dell’arte su www.artsupp.com