mostre Olimpiadi Milano Cortina

La montagna ci osserva: un viaggio tra purezza e dissoluzione

Al PhotoSquare di Milano Malpensa, dal 4 dicembre 2025 al 31 marzo 2026, il racconto visivo tra arte, natura e sostenibilità firmato da Jacopo Di Cera. Iniziativa inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.

Oltre lo sport, oltre la vetta, oltre il gesto di conquista: la montagna che ci osserva, rovesciando lo sguardo, ci restituisce l’immagine del nostro tempo.

Abbiamo avuto il piacere di parlarne con l’artista, Jacopo Di Cera.

Innanzitutto complimenti per la mostra, cosa si prova a rappresentare la propria Città Milano in un evento così importante? 

È un evento fondamentale, ne sono molto felice. Poter esporre il mio lavoro per un evento così importante è davvero entusiasmante. In più è emozionante portare i miei scatti sulla Montagna, attraverso un punto di vista diverso, porto luoghi che per me sono significativi e che rappresentano la mia attività artistica da dieci anni ad oggi.

Noi abbiamo già avuto modo di intervistarti anche in occasione della mostra Sospesi, dove però a differenza di questa mostra, l’argomento centrale era la comunità e il come noi italiani viviamo certi momenti. In questo caso il tema focale è la montagna: come simbolo di purezza, ma anche di lenta e inesorabile trasformazione. Quindi i tuoi scatti raccontano l’entropia, come metafora del tempo e di trasformazione. Com’è avvenuto in questo caso il tuo lavoro? Ti sei dovuto recare in più battute a fotografare? 

Il rapporto con la montagna è già iniziato con Sospesi nella sua storia e nelle sue contraddizioni. La ricerca artistica iniziata con i droni 10 anni fa è prettamente una ricerca estetica, successivamente il punto di vista dall’alto dà una profondità di campo. La modalità è di ricerca di una costante presenza nei diversi luoghi che voglio raccontare come fotografia di reportage.

La ricerca sulla montagna è divisa in due anime: immagini fotografiche e immagini che raccontano una narrativa ben precisa, suddivisa in quattro fasi. Si parte da una prima fase in cui la natura è forte e sola nella sua purezza e nella sua immensità; una seconda fase in cui l’uomo entra in punta di piedi nella natura; una terza in cui l’essere umano invade questi spazi e in cui abbiamo masse che abitano la montagna e un’ultima fase che è la notte con una fiaccolata notturna del 31 Dicembre che sembra quasi spezzare l’ambiente. Un totale di 25 scatti raccontano la montagna come fragile, labile e il tema del rispetto verso questi ambienti oggi a rischio.

Ovviamente trattandosi di Olimpiadi e Para olimpiadi Invernali ho comunque inserito una relazione tra montagna e sport.

La mostra White Entropy nasce anche per sensibilizzare il pubblico su un tema molto importante: lo scioglimento dei ghiacciai. Da qui nasce anche la tua opera site-specific realizzata per l’occasione: partendo dalle immagini inviolate arriviamo al passaggio dell’uomo che consuma e deturpa. Ricorda molto l’idea di Alfredo Pirri“passi” oppure agli scatti di Luigi Ghirri, ti sei ispirato in qualche modo a loro? Da come nasce l’idea? 

No, non mi hanno ispirato loro per quanto gli scatti di Ghirri siano pazzeschi, ma il mio lavoro nasce da una consapevolezza ovvero quello di un’emergenza climatica in atto a tutti gli effetti.

L’installazione nasce proprio da questa idea: dare un pugno in pancia agli spettatori mettendoli di fronte ad una realtà crudele. L’opera viene quindi calpestata dai passanti e viaggiatori (si stimano almeno 1 milione 800 mila persone nei prossimi mesi) e distrutta, grazie alla realizzazione in apposita carta specifica.

Avevo realizzato un’attività simile per Art Dubai per cui il visitatore si scontrava con l’inesorabile scioglimento dei ghiacciai attraverso un’installazione visiva e sonora: un video che riproduceva lo scorrere dell’acqua e il suo suono/rumore.

Vuoi lasciare un messaggio ai lettori di artsupp e a chi vedrà la tua mostra a Malpensa?

Si, vorrei lasciare un messaggio molto semplice e chiaro: cercare di diventare consapevoli. L’arte è un mezzo per creare dibattito, per suscitare emozioni e per essere nutrimento sia nel bene che nel male. Vorrei che chi passasse per la mia mostra si ponesse delle domande e inizi anche solo a modificare delle abitudini del quotidiano, anche le più banali, per aiutare nella salvaguardia del nostro pianeta.

I numeri purtroppo non sono mai abbastanza, nonostante i volumi di ghiaccio siano in decrescita costante tante persone non si lasciano allarmare, quindi spero che anche le loro coscienze, attraverso le mie opere, vengano toccate.

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